Enhavo:



LA PAROLA AL NUOVO PRESIDENTE

Eccomi! Sono Giovanni Daminelli, il nuovo presidente UECI. Nell’assumere questo incarico, saluto cordialmente tutti i nostri associati e in particolare il dott.Boschin che mi ha preceduto e a cui dobbiamo tutti una particolare riconoscenza per il suo impegno generoso e competente; ci ha rassicurati che questo suo impegno continuerà, anche se in forme diverse. Ci dispiace per le sue dimissioni, avremmo voluto che continuasse; egli ha esposto molto bene le sue ragioni nell’ultimo numero di Katolika Sento e lo comprendiamo. Un saluto particolare al nostro assistente ecclesiastico Mons. Giovanni Balconi, che invece rimane al suo posto e da cui ci attendiamo sostegno, consigli e direttive. E infine un caloroso saluto ai membri del nuovo Comitato Centrale UECI appena eletti. Essi mi hanno voluto nominare presidente, mi aspetto da loro impegno e collaborazione: i rieletti con la loro esperienza, i nuovi eletti con l’entusiasmo di chi inizia, tutti con le loro specifiche competenze.
Consapevole dei miei limiti, ho accettato questo incarico con un po’ d’incoscienza, ma qualcuno doveva pur farsene carico e l’insistenza di tanti amici mi ha convinto. I miei limiti, che fanno la differenza con il mio predecessore, sono sostanzialmente questi due:
1) Sono esperantista e iscritto all’UECI solo dal 2000 con quel che ne consegue: conosco poco la storia, anche recente, del nostro movimento, conosco poco le persone che ne fanno parte e non ho ancora raggiunto l’abilità linguistica di chi pratica l’esperanto da molti anni.
2) Non ho esperienze amministrative, né di pubbliche relazioni; finora mi sono interessato quasi esclusivamente di problemi di ingegneria e di calcolo, spero quindi che vorrete scusare qualche mia involontaria carenza relazionale e all’occorrenza fraternamente correggermi.
Sono solo un dilettante, ma con l’aiuto del buon Dio cercherò di superare i miei limiti per poterLo servire con professionalità. Il nostro don Duilio una volta ebbe a dichiarare che l’esperanto è opera dello Spirito Santo; Questi opera servendosi degli uomini e l’esperanto è il campo in cui Egli ci ha chiamati ad operare. Per questo motivo ho iniziato questa mia presentazione con un “Eccomi”: è la parola con cui spesso nella Sacra Scrittura si risponde alla chiamata del Signore. Non oso certamente paragonarmi in questo ad Abramo, Samuele, Isaia o a quanti altri, ma sono consapevole che nel campo del Signore ogni ruolo è importante e che Lui provvederà per le mie carenze.
Siamo tutti coinvolti e tutti possono collaborare, anche chi non ha incarichi specifici; basta talvolta anche solo segnalare qualcosa che non va, rendersi disponibili, non creare inutili difficoltà, avanzare qualche suggerimento con spirito di servizio, nel senso che se uno suggerisce qualcosa, è bene che dia poi la propria disponibilità e se una sua idea non viene accolta non per questo deve smettere di collaborare: lavoriamo tutti per lo stesso Padrone che ci riconoscerà anche quei meriti che gli uomini non ci hanno riconosciuto.
A questo punto, ci si aspetta di sapere che cosa intendo fare, cioè dovrei esporre un programma. Ne indicherò solo le linee generali, perchè i dettagli dovranno essere decisi e approvati dal Comitato Centrale. È già tutto tracciato nel primo articolo del nostro statuto dove vengono definiti gli obiettivi della nostra associazione che sono:
a) La formazione dei nostri associati: per questo si organizzano S.Messe in esperanto, i convegni locali, i congressi nazionali UECI e la partecipazione ai congressi internazionali IKUE. In questo senso Katolika Sento deve essere uno strumento non solo formativo, ma anche informativo per facilitare la partecipazione degli interessati alle varie iniziative.
b) La testimonianza del Vangelo: non solo una reciproca testimonianza tra noi, ma soprattutto verso l’esterno, sia con i nostri connazionali partecipando attivamente in qualche organizzazione esperantista laica, sia nei nostri rapporti interpersonali in ambito internazionale, non dimenticando le opere di carità. In ogni situazione ognuno dia testimonianza di persona disponibile e coerente con i propri principi cristiani.
c) Il dialogo Ecumenico: si esprime sia nei rapporti interpersonali, sia con la partecipazione ai congressi ecumenici specialmente nella preghiera comune, nella mutua conoscienza e nell’esercizio della carità; deve essere un fatto culturale: dobbiamo rafforzare le nostre convinzioni per scoprire quanto di buono c’è nell’altro senza rinunciare alla nostra identità.
d) Uso dell’esperanto: è lo strumento del nostro operare; dobbiamo approfondirne la conoscienza, praticandolo sempre più tra noi per essere pronti ad usarlo quando serve. Chi può s’impegni ad insegnarlo e a divulgarne l’uso. Dobbiamo fare opera di proselitismo specialmente tra i giovani; ben vengano iniziative di propaganda e di sostegno non solo a livello locale ma  anche internazionale.
Prima di finire sento il dovere di ringraziare tutti i collaboratori di Katolika Sento a partire dal direttore responsabile, mons. Gianni Ambrosio, l’impaginatore Mario Guilla, i responsabili della spedizione Francesco Sola e Francesco Comazzi e tutti coloro che vorranno contribuire con le loro segnalazioni, articoli, foto e quantaltro. Mi riprometto di incontrare presto tutti per conoscere persone e problemi.
Aiutiamoci tutti con la preghiera, con un particolare pensiero per il vostro presidente che, sento, ne avrà bisogno.
Dio ci assista e buon lavoro.
Giovanni Daminelli.


IL 16° CONGRESSO ESPERANTISTA ECUMENICO

In questo congresso è confluito anche il 56° congresso IKUE, il 53° congresso KELI e il 16°congresso UECI. Con i suoi 281 iscritti (partecipanti, poco meno) provenienti da 18 diverse nazioni, ha avuto un ottimo successo. Stando all'elenco ufficiale dei congressisti, la presenza più numerosa è stata quella dei polacchi (62 persone) seguita dai cechi (50), italiani (49), rumeni (25) , tedeschi (20), ungeresi (14), lituani (10) e poi tutti gli altri con poche unità.
Il congresso è stato ricco di avvenimenti, con momenti di preghiera comune, di meditazione, conferenze, spettacoli, turismo e anche, importante, di rapporti umani.
Per motivi di spazio non è possibile riportare qui tutti i dettagli. Qualche cosa è riportato più sotto come i risultati delle elezioni IKUE e UECI, un riassunto della prelego di mons.Balconi su Ravenna e qualche riflessione filosofeggiante di Armando Zecchin; altro materiale apparirà nelle prossime edizioni di Katolika Sento e ci aspettiamo un resoconto più internazionale su Espero Katolica.
Ricordo qui gli eventi più importanti: l'inaugurazione ufficiale di domenica pomeriggio alla presenza del vescovo di Rimini, l'intervento dei vari rappresentanti e lettura dei messaggi d'augurio; Lunedì l'assemblea UECI seguita dalla conferenza di mons. Balconi su Ravenna; Martedì escursione a San Marino; Mercoledì: giornata dedicata alla visita guidata ai monumenti di Ravenna con S.Messa in San Giovanni evangelista (servizio divino nella basilica di Santo Spirito per i protestanti). Giovedì: annuale convegno generale IKUE (e convegno annuale KELI separatamente); Venerdì: conferenza di Riccardo Larini della comunità di Bose sull'ecumenismo e di Carlo Sarandrea per il centesimo anniversario di Espero Katolika; dopo cena, serata di spettacolo e intrattenimenti giocosi (memorabile la Ne Dia komedio di Gianni conti).


ASSEMBLEA ORDINARIA UECI
NUOVO COMITATO CENTRALE

Come stabilito, il 1.o settembre, durante il Congresso Ecumenico di Rimini, si è tenuta l'assemblea annuale dei soci a cui è seguita la votazione per il rinnovo del Comitato Centrale.
Sorge una questione sulla validità di queste votazioni, si nota infatti, che, a causa delle ferie estive, le Poste Italiane, per alcune regioni, hanno ritardato di molto l'inoltro di alcune riviste (in particolare Katolika Sento) per cui non tutti hanno potuto votare per posta in tempo utile. Tenuto conto dei problemi, finanziari e organizzativi, che avrebbe comportato un rinvio delle votazioni, l'assemblea ha deciso per il non rinvio; si giustifica la legalità di questa decisione appellandosi al fatto che nell'ordine del giorno è previsto un generico varie ed eventuali.  Si raccomanda comunque che, per la prossima volta, si tenga presente questo problema e si organizzino le cose con maggiore anticipo.
Il presidente Boschin illustra i vari punti all'ordine del giorno, in particolare, vengono approvate: all'unanimità la prevista modifica temporanea dell'art.16 dello statuto e quasi all'unanimità  (una sola astensione) le relazioni morale e finanziaria. Si passa poi alla nomina dei responsabili di seggio (presidente Francesco Ottino, scrutatori Maria Mazzoni e Giovanni Gazzola) e quindi alla elezione del comitato centrale.
Si hanno i seguenti risultati:
    Votanti 56 di cui 18 per delega; voti validi 56.
Hanno ottenuto voti:
Ambrosetto Paola
Bertozzi De Angeli Jonne
Conti Giovanni
Daminelli Giovanni
Fiumarella Diego
Guarnero Silvia
Guazzini Marsilio
Magnani Duilio
Mantaut Luciano
Zecchin Armando
voti 36
voti 23
voti 53
voti 50
voti 34
voti 16
voti 22
voti 42
voti  9
voti 36

Risultano pertanto eletti:
Conti Giovanni
Daminelli Giovanni
Magnani Duilio
Zecchin Armando
Ambrosetto Paola
Fiumarella Diego
Bertozzi De Angeli Jonne
Guazzini Marsilio
Il nuovo Comitato Centrale si riunisce per la prima volta il giorno seguente, per eleggere il nuovo presidente UECI e assegnare gli incarichi ai singoli consiglieri. Presiede Giovanni Conti essendo il più votato; assente giustificata Paola Ambrosetto, che però interviene telefonicamente.
Marsilio Guazzini adduce motivi personali per declinare l'incarico e viene sostituito dalla prima dei non eletti, Silvia Guarnero, che, contattata poi telefonicamente, accetta l'incarico.
Si assegnano i seguenti incarichi:
Daminelli Giovanni:
Ambrosetto Paola::
Conti Giovanni:
Zecchin Armando:
Magnani Duilio:
Fiumarella Diego:
Bertozzi De Angeli Jonne:
Silvia Guarnero: 
presidente
vice-presidente
cassiere
segretario generale
incaricato per l'informazione
delegato per il settore giovanile
consigliere
consigliere
Al termine si ringrazia il presidente dimissionario  Serio Boschin e gli si offre in omaggio un quadretto di pittura movimentista.


ELEZIONI IKUE

Giovedì 9 settembre, in occasione del Congresso ecumenico di Rimini si è tenuta l'assemblea generale dell'IKUE con le votazioni per del presidente e dell'estraro. I dettagli verranno publicati su Espero Katolica, diamo qui solo i risultati delle votazioni:
Votanti 295, di cui 254 per lettera: Voti validi 291.

Votazione del presidente: voti validi 287, nulli 4.
Miloslav Svacek è stato eletto nuovo presidente IKUE con 153 voti (53,31%).
Gli altri due candidati hanno ottenuto rispettivamente: Serio Boschin 81 voti  (28,22%)  e Lajos Kobor 53 voti  (18,47%)

Votazione dell'estraro: voti validi 287, nulli 0.
Come deciso dall'assemblea generale, i voti ricevuti dai candidati alla presidenza si sommano a quelli per l'elezione dell'estraro.  
Sono stati eletti:
Miloslav Svacek (297 voti),
Lajos Kobor (270 voti) ,
Serio Boschin (249 voti),
Duilio Magnani  (234 voti),
Carlo Sarandrea (231 voti),
Marija Belosevic (209 voti),
Antonio De Salvo (190 voti),
Boguslaw Sobol (182 voti)
Risultano non eletti:
Skupas Laurynas (165 voti),
Von Hatzfeld Hatto (159 voti),
Kalny Jan (156 voti)
Note:
Miloslav Svacek, essendo stato eletto presidente esce dall'estraro e gli subentra Skupas Laurynas.
Serio Boschin, che con Lajos Kobor dovrebbe essere uno dei due vicepresidenti, rinuncia a questa carica per motivi di salute e al suo posto viene scelta Marija Belosevic. Il nostro Serio Boschin continua a far parte dell'estraro IKUE e a mantenere l'incarico dei rapporti tra IKUE e il Pontificio Consiglio per i Laici.
Si può trovare la biografia di ogni eletto in  www.ikue.org.


RAVENNA: EKUMENA RENKONTEJO DE ORIENTO KAJ OKCIDENTO
(Resumo de la prelego de Mons. G.Balconi – EEK: Rimini, 1.an de Septembro 2003)

RAVENNA: PUNTO D’INCONTRO ECUMENICO TRA ORIENTE E OCCIDENTE
(Riassunto della conferenza di Mons. G.Balconi –  EEK: Rimini, 1.o settembre 2003)

La antaŭfaktoj
Ravenna komence estis sensignifa vilaĝo de humilaj fiŝistoj, kiuj konstruis siajn domojn sur palafitoj. Nur dum la periodo de la romia imperio ĝi akiris gravecon dank’ al ĝia haveno, kaj fariĝis urbo kosmopolita, ĝis leviĝi al ĉefurbo.
Gli antefatti
Ravenna all’inizio era un insignificante villaggio di pescatori che abitavano su palafitte. Solo durante il dominio romano acquistò importanza grazie al suo porto, si fece città cosmopolita, fino a diventare capitale.
Kiam Ravenna grava fariĝis
Cezaro komencis starigi en Ravenna sian ĉefstablejon, sed, pli ol ĉiuj, imperiesto Oktaviano ekspluatis la strategian pozicion de Ravenna, konstruante tre grandan militan havenon, nomata “classis” (ŝiparo). Tia marfloto garantiis la rilatojn kun Oriento kaj la sekurecon de mare superum. Krom la militan, Ravenna posedis ankaŭ komercan havenon (Porto Nova) kunligita kun la landinterno per vojo Popilia kaj per sistemo de kanaloj kiuj komunikis ĝin kun Paduso.
Krome dank’ al salubreco de ĝia klimato, tie loĝis la veteranoj post le fino de la milita servo; tiamaniere ili kontribuis al pax romana.
Quando Ravenna divenne importante
Cesare incominciò a porre in Ravenna la sede principale del suo comando militare, ma fu soprattutto l’imperatore Ottaviano che approfittò della sua posizione strategica per costruirvi un grande porto militare detto classis. Tale flotta garantiva le relazioni con l’Oriente e la sicurezza del mare superum. Accanto a quello militare si costituì un porto commerciale (Porto Nova) collegato al retroterra dalla via Popilia e da una serie di canali che lo congiungevano al Po.
Inoltre, data la salubrità del suo clima, ivi si stabilirono i veterani dopo il servizio militare contribuendo così alla pax romana.
La kontribuo de kristanismo
Kristanismo alvenis en Ravenna el Oriento, portita unue de sankta Apollinare, disciplo de sankta Petro, pli poste de orientdevenaj monaĥoj, kaj dei tie ĝi disvastiĝis Okcidenten. Multenombraj arkeologiaj restaĵoj atestas la fruan ĉeeston de ĉi tiu kristana kredo. Malgraŭ la disvastigo de la greka kulturo, fare de la filozofoj tie loĝantoj, kaj de la  religiaj tradicioj, enmetitaj de la orientaj monakoj, Ravenna restadis ĉiam ligita al latina civilizo. Ĝia Eklezio estis tiel bone organizita, ke Episkopo Severo ĉeestis la Sinodon de Sardica (la hodiaŭa Sofio) kie oni kondamnis arianismon.
Il contributo del cristianesimo
Il cristianesimo in Ravenna venne dall’Oriente, ad opera prima di sant’Apollinare, discepolo di san Pietro, poi di monaci orientali, e da lì si diffuse verso l’Occidente. Numerosi ritrovamenti archeologici attestano la precocità di questa presenza cristiana. Malgrado la diffusione della cultura greca, operata dai filosofi ivi residenti, e delle tradizioni religiose, introdotte dai monaci orientali, Ravenna riamase sempre legata alla civiltà latina. La sua Chiesa era così bene organizzata che il suo vescovo Severo era presente al sinodo di Sardica (l’attuale Sofia) dove si condannò l’arianismo.
Ravenna ĉefurbo de la okcidenta imperio
Pro la barbaraj invadoj, Honorio translokigis la ĉefurbon de Okcidenta imperio de Milano al Ravenna, kiu estis defendata de la maro kaj de la pluraj kanaloj de la landinterno. Ekde tiu momento pli granda estis la bizanca influo rekonebla en ĝiaj  monumentoj. Precipe Justiniano, por ekzalti Kostantinopola influo, igis aŭtonoma la episkopan sidejon de Ravenna donante al la episkopo Massimiano la paliumon (kutime atribuata de la Papo): la episkopo de Ravenna fariĝis ĉefepiskopo.
Ravenna capitale dell’impero d’Occidente
A causa delle invasioni barbariche, Onorio trasferì la capitale dell’impero d’Occidente da Milano a Ravenna, che era protetta dal mare e dai molti canali del retroterra. Da quel momento si fece più grande l’influenza bizantina riconoscibile nei suoi monumenti. In particolare Giustiniano, per evidenziare l’influenza di Costantinopoli, rese autonoma la sede episcopale di Ravenna conferendo al vescovo Massimiano il Pallium (di norma conferito dal Papa): il vescovo di Ravenna divenne arcivescovo.
Ravenna kaj la ekzarkeco
Pro la invado de la longobardoj, necesis havi ununuran militan estraron. Tiamaniere, imperiestro Maurizio decidis sendi en Italujon ekzarkon (tio signifas la ĉefo), kies sidejo estis en palatium de Ravenna, ĉi tio havigis al la urbo patrician dignon. Sed kun la alveno de la longobardoj komenciĝis la dekadenco de Ravenna.
Ravenna sede dell’esarchia
A causa dell’invasione dei longobardi, si rese necessaria l’unificazione dei comandi militari. L’imperatore Maurizio, perciò, decise di inviare in Italia un esarca (cioè un capo) la cui sede fu nel palatium di Ravenna, ciò conferì alla città dignità patrizia.
Ma con il sopraggiungere dei longobardi iniziò la decadenza della città.
Kion ni povas lerni
La historio de Ravenna, kun ĝia sukceso kaj ĝia dekadenco, memorigas al ni, che tiu kiu pretervivas estas la kultura komponanto kaj ĉi tiu estas la esenco.
Ankaŭ Esperanto estas kulturo, kiu, kiel tia de Ravenna, akiras forton el la uniĝo de diversecoj.  Specife, ni kristanoj devas agnoski en ĉi tiu lingvo grava ilo por la konstuado de kristana humanismo.
Che cosa possiamo imparare
La storia di Ravenna con la sua fortuna e la sua decadenza ci ricorda che ciò che soppravvive è la componente culturale e questo è l’essenziale.
Anche l’Esperanto è cultura, che, come quella di Ravenna, prende forza dall’unione delle diversità. In particolare noi cristiani dobbiamo riconoscere in questa lingua uno strumento importante per la costruzione di un umanesimo cristiano.


RADIO VATICANA

La elsendoj okazas en tri tagoj de la semajno, en la sama horo 21,20' MET (19,20 UTC).
Dimanĉe - dauro 9' 20" -frekvencoj: mezonde 527 kaj 1530 kHz; kurtonde 4005 (74.90m.), 5880 (51.00m.) kHz.
Merkrede kaj Ĵaŭde -daŭro 9' - frekvencoj: mezonde 1611 kHz; kurtonde 7250 (41.37m.) kaj 9645 (31.10m.) kHz.
Petu la senpagan sesmonatan program-bultenon. Skribu al: Radio Vatikana -Esperanto Redakcio, SCV - 00120 CITTÀ DEL VATICANO.


MULTE DA DANKOJ

Pro attività UECI

€ 40,00 R.F. (LI)
€ 50,00 R.G. (VE)

Pro fondo alfabetizzazione

€ 13,00 T.L. Lancenigo (TV)



EKUMENA KRISTANISMO KAJ PACO
Seriozaj pensoj tra duonseriozaj pripensoj

CRISTIANESIMO ECUMENICO E LA PACE
Proposte o inegnue fantasie?

La ĵusa kongreso de esperantistoj katolikaj kaj evangeliaj prezentis certe la karakterizojn de tio kion oni jam nomas ekumenismon. Kion oni faras per ekumenismo? Certe ĝi ne malŝatus puŝi al unu sola kristana kredo, kiu bonŝance jam estas la sama en la esencaj punktoj, kiel la Enkarniĝo kaj la Triunuo, sed, nun, fakte, ĝi estas limigata al komuna reciproka simpatia atento kaj ankaŭ, espereble, al komuna agado en la fundamentaj temoj de la evangelizado. Reciproka simpatia atento kaj komuna evangelizada agado kiuj povas kreski tiom kiom konsentas la favoraj cirkonstancoj kaj “la purigado de la memoro” (esprimo de Johano Paŭlo II). L’appena concluso congresso tra esperantisti cattolici ed evangelici ha certamente i tratti di quello che ormai si chiama ecumenismo. Che si fa con l’ecumenismo? Certamente si mira anche ad un unico credo - che è già sostanzialmente identico - si pensi ai comuni dogmi dell’Incarnazione e della Trinità - , ma per ora si limita, nei fatti, ad una comune reciproca rispettosa attenzione ed anche ad una possibile azione evangelica tra i nostri contemporanei. Reciproca attenzione e comune azione che si possono allargare tanto quanto consentono le circostanze e la “purificazione della memoria” (espressione di Giovanni Paolo II).
Navigante ĉirkaŭ kaj ene de tiuj faktoj kaj esperoj, mi imagis (piecon mi petas por la fanfaronaj vantuloj!) ke, dum la Riminia ekumena kongreso de esperantistoj, mi estas min elprovanta suriri la scenejon por prelegi, pri io “originala” rilate nian ekumenismon. “Kial ne parolis pri paco?”, mi komencus. “Kiel ne ŝatigi, dezirigi, kaj imagigi kunvenon, ekumenan kunvenon, de ĉiuj Kristanaj Eklezioj – katolikoj, protestantoj, ortodoksuloj, anglikanoj ktp – en kiu evidentiĝu ke la kristanoj jam fine atingis la konscion ke laŭ la Evangelio ĉiu milito estas senrajta, estas peko kontraŭ Dio kaj kontraŭ la homaro? Ragionando intorno a questi pensieri, ho immaginato (pietà per i vanesi!) di dovermi cimentare proprio durante il congresso di Rimini e dal palcoscenico esporre qualcosa di.. originale (pietà per i vanesi!) intorno all’ecumenismo. E mi sono perso tra questi pensieri. Perché non parlare di pace? Perché non far desiderare e immaginare un convegno di tutte le chiese cristiane per trattare del dovere evangelico della pace? Perché tutte le chiese – cattolici, protestanti, ortodossi, anglicani – non si danno convegno con l’intento di rendere evidente che i cristiani hanno ormai raggiunto la consapevolezza che per il vangelo ogni guerra è illegittima, è peccato, è contro l’umanità?
Vere, la “originala” propono neniel estas originala. Antaŭ multaj aliaj, ĝin proponis Dietrich Bonhoeffer, kiu, spertinte kaj rimarkiginte la karaterizon idolemigan kaj perfortan de nazismo, notadis: “Nur granda Ekumena Koncilio de la Eklezio de Kristo el la tuta mondo povas paroli tiamaniere ke la mondo, en ploro kaj dentogrincado, aŭdu la vorton pri paco, kaj la popoloj ĝojos pro tio, ke tiu Eklezio de Kristo forigas, en la nomo de Kristo, la armilojn el la manoj de siaj filoj kaj malpermesas ke ili militu (28 agosto 1934)”. Vere mi ne scias kiel interpreti “Eklezion de Kristo” kaj ne eĉ kiel legi “ekumenan Koncilion”, sed la ideo elstaras klara kaj brlla. Al tiu ĉi (en mia memoro eksparkas memoraĵoj) asociiĝis Max Joseph Metzger, katolika pastro, kroma viktimo, same kiel pastoro Bonhoeffer, de naziistoj. Veramente, questa proposta non è per niente originale. Prima di molti altri, essa fu proposta da Dietrich Bonhoeffer, che avvertendo chiaramente il carattere idolatrico e violento del nazismo, scriveva: “Solo un grande concilio ecumenico della santa Chiesa di Cristo da tutto il mondo può parlare in modo che il mondo, nel pianto e stridor di denti, debba udire la parola della pace, e i popoli si rallegreranno perché questa Chiesa di Cristo toglie, nel nome di Cristo, le armi dalle mani dei suoi figli e vieta loro di fare la guerra (28 agosto 1934)”. Per la verità io non so che cosa egli intendesse per Chiesa di Cristo e neppure che cosa intendesse per concilio ecumenico, ma l’idea é grande e folgorante. Ad essa si associò Max Joseph Metzger, prete cattolico, vittima anch’egli come il pastore Bonhoeffer, del nazismo.
Ne estante sperta pri historio de la eklezioj, mi nur imagas ke tiu ideo debatiĝis kaj laboriĝis, eble ne tute malkaŝe, ene de la protestantaj eklezioj, kaj fakte, se la memoro ne malfidelas min, ĝi aperis dum la Ekumena Konsilio de Vancouver de 1983 kaj dum la Kirchentag de 1985 flanke de ties prezidento, fizikisto kaj filozofo von Weizsaecker; kaj bone kaj efike al ĝi farus belan kronon la sennombraj iniciatoj de la papoj. Ĉu necesas, por la forgesemuloj, memorigi la kondamnon pri naciismoj de Pio XI kaj Pio XII kaj la “Pacem in terris” de Papo Johano XXIII? Kaj kiel forgesi pri “la senutila masakro” laŭ esprimo de Benedikto XV (rilate al la militobstino de la itala registaro kiu rifuzis pace ricevi, de Aŭstrio, kion ĝi celis akiri per milito). Non sono esperto di storia delle chiese, ma immagino che questa idea abbia lavorato tra le chiese evangeliche e infatti, se la memoria non mi tradisce, essa appare nell’assemblea mondiale del Consiglio Ecumenico delle Chiese a Vancouver del 1983 e nel Kirchentag del 1985 da parte del suo presidente, il fisico e filosofo von Weizsaecker; e mi pare che essa accolga bene le iniziative – innumerevoli – dei papi in questo senso. Occorre, forse, ricordare la condanna dei nazionalismi da parte di Pio XI e di Pio XII e la Pacem in Terris di papa Giovanni? E la “inutile strage” di Benedetto XV (riferita alla belligeranza del governo italiano che rifiutò di ricevere pacificamente dall’Austria quanto voleva ottenere con la guerra)?
Sendube oni rajtas opinii ke la diskutoj estus varispecaj. Ekzemple, ĉu povas okazi milito justa, aŭ deviga defenda helpo al justulo (ŝtato aŭ socio) agresita? Ĉu licas preventa milito kontraŭ agresiva kaj ekagresema ŝtato? Kaj, kiu rajtas kaj devas rekoni kaj deklari laŭrajta militan defendon? Unu ekzemplo: dum la enlanda hispana milito, unu partio masakradis dekojn da miloj da pastroj kaj da engaĝitaj kristanoj… Ĉu licus bremsi – plejbone  kondamni – sindefendon aŭ konsenton kun la cirkonstancoj ĝin ebligantaj? Certo, si può immaginare che le discussioni sarebbero di varia natura. Ad esempio, può esserci una guerra giusta, la doverosa difesa dell’innocente aggredito? E chi deve riconoscere e legittimare alla difesa dell’innocente aggredito? Un caso: Nella guerra civile di Spagna, una parte contendente massacrava diecine di migliaia di cristiani: sarebbe stato lecito frenare – o peggio - condannare l’autodifesa o chi ha approvato le circostanze che la rendevano possibile?
Ĉiukaze, la eklezioj povas krei al si ilojn – kolektivajn kaj internacie reprezentajn – taŭgaj al orientado en ĉiuj doktrinaj kaj faktaj duboj diŝirantaj juĝojn kaj konsciencojn.
Publika deklaro, fare de la reprezentaro de la Kristanaj Eklezioj, en kiuj ĉiuj eklezioj sin devigas obei, havus sendube la forton forpreni ĉiuspecan kristanan leĝigon al fundamentalistaj tenoj.
In ogni caso, le Chiese possono darsi degli strumenti – collettivi e riconosciuti internazionalmente – in grado di orientare le coscienze in tutte le controversie dubbie e laceranti. Un organismo che parli al mondo, e alle chiese, in nome della cristianità.
Una dichiarazione pubblica, che impegna tutte le chiese, avrebbe senz’altro anche la forza di togliere legittimazione a tentantazioni fondamentaliste da parte cristiana.
Antaŭ ne longe, okaze de la iraka milito, iuj presorganoj, diversflankaj kaj divernaciaj, observis ke la papo sin trovis agi kiel natura lidero de preskaŭ ĉiuj kristanaj eklezioj kaj kristanaj komunumoj, eĉ se ne asociitaj al Romo, sed unuigitaj en la rifuzo kaj kritiko al la logikoj de milito. Nu, tia lidera funkcio povus deveni, eble kun pli granda persvadiga tutmonda influo, el tia proponita organismo, kreata de la komuna volo de la Kristanaj Eklezioj. Di recente (nell’occasione della guerra all’Iraq) alcuni organi di stampa, di diverse sponde e in diverse nazioni, hanno osservato che il Papa si è trovato ad essere leader naturale di quasi tutte le Chiese cristiane e comunità ecclesiali, ancora divise da Roma ma ad essa congiunte nell’azione per la pace e unite nell’obiezione alle logiche della guerra. Ebbene, questa funzione potrebbe estendersi, con maggiore forza universalistica, al nuovo organismo espressione della comune volontà di tutte le Chiese.
Jen, en Rimini mi estus fantaziiginta (ĉu nur fantaziigi?) pri tiaĵoj kaj samtempe ĉiuj ekumenismemaj kongresantoj havintus impreson esti eta prepara koncilio, kiu de sube trenas Ekleziojn fariĝi, trans doktrinaj diferencoj aŭ historiaj disputoj, lumo al la mondo ankaŭ pri tia problemo, la plej grava eble tra la nuna homaro; kaj ili havintus impreson ekdikti la estontan dekalogon de paco… Ecco, io  a Rimini avrei fatto fantasticare (solo fantasticare?) su queste cose e insieme tutti i congressisti forse avrebbero avuto l’impressione di essere un piccolo concilio che, dal basso, spinge le Chiese ad incontrarsi, al di là di ogni differenza dottrinale o disputa storica, per diventare luce del mondo anche in questo problema, il più grave ed attuale dell’umanità. E avrebbero avuto l’impressione di cominciare a dettare il futuro ecumenico evangelico decalogo della pace…
Kaj, male, mi restis en la partera loko por aŭskulti karajn amikojn, kiuj timas, ĉe okdekjarulo kiel mi estas, aperi tro junaj.
Kun kompatpetaj salutoj
E invece sono rimasto in platea ad ascoltare amici cari, che non vogliono, vicino ad un ottantenne quale sono io, sembrare troppo giovani.
Armando Zecchin Armando Zecchin



KURIOZAĴOJ TRA ŜERCAĴOJ KAJ SERIOZAĴOJ

* Un altro pezzo della nostra vecchia Italia diviene patrimonio del mondo intero. L’Unesco, l’organizzazione dell’Onu per l’educazione e la cultura, ha deciso di inserire i Sacri Monti della Lombardia e del Piemonte nella Word Heritage List, il prestigioso elenco dei “gioielli” dell’umanità. L’Unesco ha ritenuto questi capolavori dell’arte e della fede esempi di valore spirituale ed estetico, “grazie all’abile integrazione di elementi architettonici nei paesaggi naturali”. Quali sono? I Sacri Monti di Varallo Sesia, Crea, Orta San Giulio, Oropa, Ghiffa, Domodossola e Valperga Canavese in Piemonte; Ossuccio e Varese in Lombardia:

* Che sorpresa! Mi mettono in mano un libro, ancora in lingua inglese, che mi dimostra che i paesi cattolici come Spagna e Italia misero al rogo meno “streghe” dei paesi nordici, e che l’Inquisizione fu blanda rispetto agli altri tribunali e che in Olanda il rogo per le streghe si raffreddò all’arrivo degli spagnoli (XVI s) ecc… Tutto questo da un libro di Rodney Stark, sociologo dell’Università di Washington, il quale in èquipe con altri e su valanghe di documenti contraddice  “la leggenda nera” contro la chiesa cattolica. E non è cattolico.

* Una distrazione nel diario di H. Truman, incolpevole però perché quand’era presidente degli Stati Uniti non era ancora cominciata l’era del polically correct, secondo cui non si può “parlare male degli Ebrei” (mentre lo si può dei Cattolici, con buona partecipazione degli stessi Ebrei!). Nel luglio del 1947, in piena accensione dei problemi riguardanti lo stato ebraico sorgente in Palestina, scrive. “Trovo che gli ebrei siano veramente egoisti. A loro non interessa tanto di quanti estoni, polacchi, greci, jugoslavi… siano stati uccisi o siano stati maltrattati come profughi, quanto avere per se stessi un trattamento speciale, Appena avranno potere, sia finanziario che politico, né Hitler né Stalin avranno da competere con loro in quanto a maltrattamenti o crudeltà nei confronti dei più deboli”.  

* Piano con gli zingari! Nun ili havas beatulon; lia nomo Zefferino Jimenez Malla, kromnomita “Pelé”. Li aŭdacis kaŝi ĉe si katolikan pastron, en 1936 dum plena civila milito de Hispanio, en Pirena regiono kie komunistoj jam mortigis 115 katolikajn sacerdotojn. Oni pafekzekutis ankaŭ lin!

* Pinocchio. Carlo Minnaja in Monato (giugno 2003) in bell’articolo “Marioneto ĉiam aktuala” afferma qualcosa  con cui si fa fatica ad essere d’accordo. Egli dice: “La essenco de la libro estas, ke la infanoj estas kerne bonaj kaj anime noblaj, sed la ĉirkaŭa medio forte igas al devojiĝoj… “. Sembra che la tesi sia un po’ forzata, se si considera l’inizio della vicenda: Appena sbozzato da Geppetto, Pinocchio comincia ad irridere il padre e fugge di casa; dov’è l’ambiente corruttore? - Lascia che il padre venga accusato e imprigionato: dov’è la società cattiva? - In casa se la prende con il povero grillo (la coscienza) e lo schiaccia: dov’é l’ambiente corruttore? Si lascia convincere da Lucignolo a scappare nel paese dei balocchi: Lucignolo è una specie di suo doppio! - Fa fatica ad obbedire alla Fatina: che c’entra qui la società? Ecc. Certo compaiono la volpe e il gatto, il giudice balordo, l’omino del carro notturno, i compagni balordi ecc, che sono le forze che trascinano al male, ma intervengono anche i buoni messaggeri come la pecora che avverte, il cane Alidoro, le persone che danno un impiego e un salario. Insomma, almeno a prima vista, sembra che quella del Minnaja sia una tesi alquanto azzardata. Forse è più esatto dire che i fanciulli si portano dietro di suo una buona inclinazione al male, che poi la società aggrava… In queste inclinazioni cattive, il Cardinale Biffi vede una traccia, nel racconto, della nozione cattolica del peccato originale. Che ne dicono i lettori di questa rubrica?

*L’ebreo Martin Gilbert, considerato ormai lo storico ufficiale di Churchill, ed ora docente di storia dell’Olocausto a Londra, ecco come si esprime - vedi Inside The Vatican del mese agosto 2003 - riguardo a Papa Pacelli e gli Ebrei durante la guerra: “Papa Pacelli ha agito moralmente e politicamente in modo appropriato ed ha preso le decisioni giuste”. Il giudizio si basa sulla consultazione dei documenti. “La Santa Sede ha preso pubblicamnete posizione contro i nazisti molto presto... Dire che Pacelli è rimasto in silenzio davanti agli omicidi di massa é un grave errore. Io sto dalla parte di coloro che hanno compreso il legame tra Pio XII e i cattolici che aiutarono gli ebrei. Non si può affermare che il papa non fece nulla e poi parlare degli splendidi atti di carità dei cattolici” che salvarono “mezzo milione di Ebrei”. Anche il famoso radiomessaggio del Natale 1942, secondo Gilbert, venendo solo una settimana dopo la dichiarazione degli Alleati contro il genocidio nazista, deve essere considerato parte di una campagna contro Hitler. Insomma Pio XII parlò “senza paura” e fu anche “molto attivo” nei golpe tentati contro il Fuhrer.  

*Hebreo Martin Gilbert, publikopinie historiisto pri Churchill-epoko, kaj nun docento pri historio de la Holokaŭsto en Londono, jen kiel sin esprimas - vidu INSIDE THE VATICAN en la nuna numero - rilate papan Pacelli kaj la Hebreojn dum milito 1939-45: ”Papa Pacelli agis morale kaj politike en la plej taŭgaj manieroj kaj decidis oportune”. Tia lia juĝo baziĝas sur la inspektado pri la dokumentoj. “La Sankta Sidejo publike montris kondamnon kontraŭ nazioj multfrue... Diri ke Pacelli restis “en silentado” antaŭ la amasmortigoj estas grava eraro. Mi konsentas kun kiuj komprenis la ligon inter Pio la XII kaj la katolikoj kiuj helpis hebreojn. Ne eblas, kohere, aserti ke la papo nenion faris kaj poste paroli pri la splendaj karitataj agoj de la katolikoj”, kiuj savis “duonmilionon da Hebreoj”. Ankaŭ la fama radimesaĝo de la Kristnasko 1942, laŭ Gilbert, okazinta nur unu semajnon post la deklaracio de la Aliancanoj kontraŭ la naziaj genocidoj, devas esti enkalkulita parto de la papa kampanjo kontraŭ Hitler. Entute Pio XII parolis “sentime” kaj estis ankaŭ “multe entreprenema” en la golpoj tentataj kontraŭ Hitler. (el Katolika Sento
 Spikumanto



JESUO ĈU KRISTO AŬ ĈU MESIO?

GESÙ CRISTO O MESSIA?

Doktoro Gerrit Berveling, instruisto pri klasikaj lingvoj kaj spertulo pri bibliaj lingvoj (kaj nun ankaŭ redaktoro de Fonto), interalie esperantiginto de la deŭterokanonaj tekstoj de la Malnova Testamento, esperantigis, rekte el la greka la tekstojn de la Nova Testamento kaj decidis traduki la terminon Kristòs Kristoũ ecc (v. la leterojn de Sankta Paŭlo) elfosante la originan sonon, kaj do rekte la signifon, el la hebrea Meshiah (= oleito, apartigito, konsekrito ktp); Jesuo Kristo, tial, sonas Jesuo Mesio, vorto kiu almenaŭ en la vulgaraj lingvoj enprenis kaj konservis ĝuste la signifon de Mesio. Kutime la tardukantoj sin limigis indiki, en piednotoj aŭ en mallongaj prinotoj, la originon kaj la signifon de la vorto “Kristo”, sed daŭrigis konservi en la alporta lingvo la terminon “Kristo”. Nun se oni lasas alvali ĉiujn konsekvencojn, kiujn eble ne celis la tradukinto, oni sin trovos antaŭ bela enverŝaĵo. G. Berveling, insegnante di lingue classiche e intenditore di lingue bibliche ed ora anche redattore di Fonto), tra l’altro traduttore all’esperanto dei testi deuterocanonici del vecchio testamento, ha scelto di tradurre dal greco in esperanto, il termine Kristòs Kristou ecc. (vedi ad esempio le lettere di San Paolo), recuperando il significato dell’ebraico Meshiah (= Unto, consacrato, separato ecc...); Gesù Cristo pertanto é diventato Gesù Messia, termine che almeno nelle lingue europee prese e conserva proprio il suono e il senso di Messia.. Di solito i traduttori dal greco si limitavano ad indicare in nota l’origine e il significato del termine, ma salvavano nella lingua d’arrivo il termine Cristo.
Nenio obĵetendas rilate la ekzaktecon de la elekto; ion, tamen, eble, oni pensos obĵeti el vidpunkto de la tradicio kaj de la historio de kulturo. Se en Antiokio la unuaj inventantoj kaj uzantoj de la termino “kristano” (v. Agoj 11, 26), estus imaginta la estontecon, ili nun sin metus la manojn tra la haroj. El “Kristo” devenis, fakte, “kristano kaj kristanismo” ktp; sed revenante nun al al Jesuo Mesio ni devas nomi liajn sinsekvajn Mesianoj, konfesantaj Mesianismon, ĉu ne? La historio de Kristanismo fariĝas historio de Mesianismo, kiun iam (diros niaj posteuloj) oni nomis ankaŭ historion de Kristanismo; en redaktado de la latina lileraturo, tiu de Patroj Latinaj ekzemple, oni rapidos ekspliki ke iam la Patroj iom seninventece paŭsis la grekan vorton dum ili povis kaj devis referenci tuj al la hebrea aŭ, eventuale, ekstrakti ion taŭgan el kelkaj latinaj radikoj. Ĉu ili anticipis la modernajn amaskomunikilojn, kiuj sponsoras tuj la anglajn vortojn? Nulla da obiettare circa l’esattezza della scelta; qualcosa, però, forse, si potrà obiettare dal punto di vista della tradizione e della storia della cultura. Se ad Antiochia i creatori del termine “cristiano” (vedi Atti degli Apostoli 11, 26) avessero pensato di fornire il termine per il futuro, ora si troverebbero nei guai. Da Gesù Cristo derivano “cristani e cristianesimo” ecc.; se ora si vuole ritornare al Messia chiameremo i suoi seguaci messiani, professanti il Messianismo. La storia del Cristianesimo diventerà la Storia del Messianismo, che un tempo, si direbbe, si chiamava cristianesimo; nella letteratura patristica latina dovremmo affrettarci a spiegare che i Padri un po’ rozzamente hanno pedissequamente copiato il termine greco quando potevano e dovevano rifarsi all’ebraico (un po’ come si fa oggi con l’inglese); oppure, meglio, potevano inventarne uno latino.
Ja, kio signifas en la hebrea Meshiah? Ĝi entutas diversajn signifojn (oleito, Diŝarĝito, profeto ...): kiaj el tiuj realiĝas en la Meshiah “kristano”? Oni scias ke tra la Jesuaj tempoj svarmis diversaj, kaj foje kontrastaj inter si, la konceptaĵoj pri la Mesio. Kaj, krome, ĉu la Kristo “kristana” ne entenas ion pli ol la diversaj signifoj de Meshiah? En la termino “Kristo”, fakte, en la konfeskredo de la unuaj tempoj kiu fariĝis ĉiam pli klara, okulumas ankaŭ la ekskluziveco “kristana”, tio estas ke tiu Mesio estas ankaŭ Difilo. Impresas ke la termino origina/etimilogia Mesio emas povrigi la semantikan enhavon de  l’ Kristo de la tradicio. Se oni irigas la penson al Tertulliano, Aŭgusteno, Fortunato, Aŭsonjo, Boecio, Benedikto, Ozjo... al centoj entute de la “kristana” literaturo de la unuaj kvin kristanaj jarcentoj kun la dekretoj de la lokaj kaj provinciaj koncilioj, kaj al la miloj de la sekvaj jarcentoj, kia ekatombo de “Kristoj”! Già, ma cosa significa nell’ebraico Meshiah? esso riassume diversi sensi (unto, incaricato, profeta...): quali di questi realizza il messia “cristiano”? Si sa che ai tempi di Gesù erano diverse, e a volte contrastanti, le concezioni circa il Messia. E poi il Cristo “cristiano” non contiene qualcosa di più del Meshiah ebraico? Nel termine Cristo, nella mentalità dei cristiani dei primi tempi che si faceva sempre più chiara, occhieggia anche l’esclusività “cristiana”, cioè che quel Messia è anche Dio.
Si ha l’impressione che il termine messia etimologico impoverisca il Cristo semantico della tradizione. Se pensiamo poi a Tertulliano, Ago
stino, Fortunato, Ausonio, Benedetto, Osio... ai cento insomma della letteratura “cristiana” del primi 5 secoli con i decreti dei concili locali e provinciali, e ai mille dei secoli successivi, che ecatombe!
Kaj laste, sed ne fine, kiel Mesio ne sin ĝenas fronte al la liturgioj okcidentaj kaj orientaj kiuj seninterrompe konservis “Kristo”, kiu konstante pasis en ĉiujn tradukojn al la vulgaraj kaj al la malnovaj kaj novaj lingvoj? Tiaj demandoj, bedaŭrinde distre, okupadis mian menson ĝuste dum la latina recitado de la pli ol miljaraĝa kredo, tiu kun filioque, niceakostantinopola.
En eventula nova Biblio en esperanto, kion elektus la ekumena komisio? Ja, ĉu ekzistas tia komisio kaj kiu en ĝi partoprenas? Se por nobliĝi en ĝi necesas esti bona bibliisto, kio estas bona bibliisto?  
E poi come la mettiamo con le liturgie occidentali e orientali che hanno ininterrottamente conservato Cristo, che è poi passato in tutte le traduzioni ai volgari e alle lingue vecchie o recenti? Queste domande mi sono venute proprio mentre si recitava il millenario credo, in latino con il famoso filioque, nicea-costantinopolitano.In una eventuale nuova Bibbia in esperanto che cosa sceglierà la commissione ecumenica (o non ecumenica)? Già, esiste una tale commisione e chi ne fa parte? Se per farne parte occorre essere “buoni” biblisti, chi é il “buon” biblista?
Armando Zecchin Armando Zecchin



NUOVO COMITATO CENTRALE U.E.C.I.

Presidente: Giovanni DAMINELLI, via Lombardia 37, 20099 Sesto S.Giovanni (MI) – tel. 02.2621149
Vice presidente: Paola AMBROSETTO, via Emo 9/C, 30173 Mestre (VE) – tel. 041.5341532 – fax 041.612516
Segretario generale: Armando ZECCHIN, corso Trapani 112, 10141 Torino, tel. 011.3852449 
cassiere; Giovanni CONTI, via F.Filzi 51, 20032 Cormano (MI) – tel. 02.66301958 – fax 02.66302110
Delegato giovanile: Diego FIUMARELLA, Corso Italia 11, 10090 Castagneto Po (TO) – tel. 011.9132048
Segretario per l'informazione: don Duilio MAGNANI, viale C.Zavagli 73, 47900 Rimini, tel.-fax 0541.26447
Consigliere: Ionne DE ANGELI BERTOZZI, via Quercioli 114, 54100 Massa (MC) – tel. 0585.792066
Consigliere: Silvia GARNERO, Via Cavour 40, 10036 Settimo Torinese (TO) – tel. 011.8000078 oppure 0118012635



NI FUNEBRAS KAJ KONDOLENCAS

Scaparrotti Maria Lucia  (età 68 anni)
Gubbioli Gaetano  (età 92 anni)
Orlandini Fedoro
Balzerano Antonio (età 95 anni)
Gli angeli e i santi li accompagnino in Paradiso
___________

Maria Lucia Scaparrotti (4.8.1935 – 2.8.2003) ha lasciato questa preghiera-offerta che si riassume:
"O Signore concedi a me, se lo vuoi, di corrispondere sempre e solo alla tua volontà.
Fa che possa essere anch'io madre di sacerdoti, custode del loro ministero sacerdotale affinchè vivano in pieno e fino in fondo il ministero nella gioia della Tua Grazia e siano sempre più sacerdoti come li vuoi tu. Se vuoi, o Signore, affidali al mio piccolo cuore materno. Affidami i sacerdoti che fanno più fatica ad essere fedeli al loro ministero.
    Il tempo che passo con Te, o Signore, è quello più bello, perchè lo stare con te è luce e gioia per me."
___________

Gubbioli Gaetano (m. 22.7.2003) è stato fino agli ultimi giorni molto attivo nelle iniziative del gruppo esperantista bolognese, nostro associato UECI sempre presente con la moglie Clara Carioli agli appuntamenti esperantisti sia in Italia che akll'estero, e in specila modo, da ex capostazione quale egli era, ai congressi internazionali dei ferrovieri esperantisti. Era un credente e militante convinto, nonostante i suoi 91 anni non mancò di partecipare al suo ultimop congresso UECI a Marina di Pietrasanta (LU) nel 2002.
___________

Orlandini Fedoro, già associato a UECI-IKUE fino al 2001 presidente del gruppo "Monregalese" di Mondovì (CN), è mancato da alcuni mesi, come si apprende da "L'Esperanto" organo della F.E.I..
___________

Balzeramo Antonio (m. aprile 2003) mancato all'età di 95 anni fu preside, uomo di grande cultura e profonda sensibilità; a lui si deve il convegno "Sud Italia", il 59° congresso italiano di Esperanto e l'intitolazione di una strada all'Esperanto. Aveva fondato anche un gruppo UECI a Benevento.


NOTIZIE IN BREVE

Dal Congresso Ecumenico di Rimini:

    Su proposta del Comitato Centrale UECI, si è deciso di donare, durante la cerimonia d'apertura del congresso, la somma di 500 euro, per l'opera umanitaria di Kailaŝo Satyarthi, un ingegniere indiano fondatore della Lega Sud-Asiatica contro la schivitù. Egli ci è stato segnalato tramite la rivista "Dia Regno", organo ufficiale del KELI al cui presidente Jacques Tuinder è stata consegnata l'offerta perchè la trasmetta all'interessato. Abbiamo voluto così sentirci uniti con gli amici protestanti non solo nella la preghiera, ma anche in un opera di carità.

    Durante la medesima cerimonia è stato consegnato il premio Andreoni a Massimo Acciai, giovane laureato in lettere, estrarano della Itala Esperantista Junularo. Ci congratuliamo con lui e lo ringraziamo per aver scelto di partecipare al nostro congresso.

    Sul giornale cattolico Avvenire di domenica 31 Agosto è stato riportato un articolo di Paolo Guiducci dal titolo: A Rimini il congresso ecumenico esperantista "Voi siete i miei testimoni, sale e luce del mondo".

Padre Luigi Alfano è rimasto ferito in un incidente stradale durante il suo rientro dal Congresso. Sull'autostrada per Milano, a causa di uno dei soliti rallentamenti dovuti all'intenso traffico, è stato violentemente tamponato da un'auto di grossa cilindrata. La sua auto è andata distrutta e lui ne è uscito con la spalla sinistra irrimediabilmente compromessa. Malgrado tutto è contento di esserne uscito vivo e ringrazia S.Giuseppe per averlo protetto in questa circostanza.

Le altre manifestazioni estive:

    Barzio: nota località turistica della Valsassina (Lecco), meta delle escursioni domenicali di molti milanesi. Qui, grazie all'interessamento del nostro instancabile Gianni Conti, domenica 13 luglio, è stata organizzata una manifestazione per propagandare l'esperanto. Hanno contribuito al suo successo una ventina di samideanoj provenienti da Milano, Bergamo e Brescia che hanno allestito un gazebo, nella piazza principale del paese con esposizione di libri e distribuzione di materiale informativo. Grande partecipazione ha avuto anche una  S.Messa in esperanto concelebrata da mons.Balconi e padre Alfano nella chiesa parrocchiale.
    Congressi: alcuni di noi hanno partecipato anche all' 88-a Universala Kongreso di Goeteborg (26 luglio – 2 agosto) e al 71-o Congresso Italiano di Portonovo d'Ancona (27-31 agosto). Il primo ha visto la partecipazione di 1797 esperantisti provenienti da 63 paesi; Paola Tosato ci ha mandato una breve relazione della sua esperienza. Il congresso italiano con i suoi circa 130 iscritti, ha avuto un buon successo e un'inconsueta risonanza sulla stampa nazionale (ne ha riferito anche il  quotidiano cattolico Avvenire di venerdì 27 agosto). Durante questo congresso si sono svolte le votazioni per il rinnovo del Consiglio Nazionale FEI in cui è stato eletto anche qualche membro UECI; ne riportiamo una breve relazione in altra parte della rivista.

Da tener presente:

    Dopo la pausa estiva, a Milano si riprende la celebrazione mensile della S.Messa in Esperanto, con omelia e canti, celebrata dal nostro assistente ecclesiastico mons. Balconi. Se vi capita di passare per Milano il terzo sabato di ogni mese, non mancate, alle ore 16.45 presso chiesa di S.Tommaso in via Broletto 29.  È facilmente raggiungibile a piedi da piazza del Duomo (o meglio da piazza Cordusio).

    Il 57.o congresso IKUE si terrà l'anno prossimo dal 3 al 10 luglio in Lituania a Kretinga una cittadina a circa 11 chilometri dal mar Baltico. Per noi occidentali abituati a certe comodità e disponibile un solo albergo con sette camere a due letti (di cui due di lusso) e a prezzi quasi occidentali, l'alternativa è alloggiare presso il congresejo  in camere a più letti con i servizi in corridoio. Può essere un'esperienza (ri)educativa. Pensiamoci e prepariamoci.

Per favore scriveteci: il nostro bollettino deve diventare uno strumento che ci unisce, per questo è a disposizione per raccontarci le nostre cose.  L'esperienza di uno può essere utile all'altro.  Se organizzate qualcosa che ci può coinvolgere, fatelo sapere in tempo. Basta scrivere all'indirizzo del presidente UECI che trovate in ultima pagina.

AVVISO IMPORTANTE: a fine di ottobre, l'attuale c.c.postale dell'UECI n.11129475 (indirizzo di Rimini) verrà chiuso. Nel prossimo numero di Katolika Sento verrà indicato il nuovo numero di conto corrente con indirizzo presso la nuova sede UECI (residenza del presidente). Tenetene conto prima di spedire del denaro.


RAPORTO PRI LA 88a UNIVERSALA KONGRESO EN GOTENBURGO
(26a julio - 2a augusto 2003)

Tiu ĉi estas la dua Kongreso por mi, mirinda kiel la unua kiu estis en Berlino en 1999.
La kongreso komencis sabaton kun la registrado de la aliĝintoj kaj pli malfrue kun la interkona vespero dum kiu vi povas konatigi kun la aliaj partoprenantoj.
Dimanĉon mi faris duontagan ekskurson en Gotenburgo: mi povis vidi tiel la grandan havenon, la Placon Esperanto kaj la centron de la urbo. Dum la tago mi aŭskultis la prelegon kiu temis pri kuriozaĵoj kaj ĝeneralaj noticoj pri Svedio. Poste estis la nacia vespero, arta spektaklo kiu ilustris la historion de Svedio kun rakonto tra la diversaj regionaj. En la mateno oni sciigis al mi ke estas okazanta, en la Katedralo, Diservo prizorgata, kune, ne nur de katolikoj sed ankaŭ de ne-katolikaj konfesioj: en tiu “ekumena” liturgiaĵo eblis aŭskulti plurajn centojn da kongresanoj kantantaj fervore kun belesperantaj predikoj.
Lundon estis la solena inauguro; mi aŭskultis la prelegon pri kosmologio de Martinus, fama filosofo de Danio. Vespere estis bankedo kun menuo de fiŝoj kaj sekvis la balo.
Mardon mi partoprenis en la debato pri scienzaj kaj fakaj agadoj de Esperanto. Vespere estis du teatraĵoj: kabaredo, amuza elmontro de raporto inter viro kaj virino, kaj "Aniaro", fantascienca monologo.
Merkredon mi faris tuttagan eskurson en Vestrogotio, la plej antikva regiono de Svedio: unue ni haltis en fromaĝfarejo kie ni gustumis diversajn tipojn de fromaĝo, poste ni vizitis ruinojn de monaĥejo survoje kaj katedralon en Skara, urbeto de Vestrogotio. Vespere mi iris kun alia italo en la centro de Gotenburgo.
Ĵaŭdon estis por mi alia eskurso kiu konsistis en vizito al la kastelo Lacko kaj en boatvojaĝo sur Vanern, la plej granda lago de Svedio, postagmeze ni haltis en ceramikfabriko kaj antaŭtagmeze ni haltis en kafejo nomata "La Norda Poluso".
Vendredon matene mi partoprenis kiel Soprano en la koncerto de la Internacia Koruso (fakte dum la pasintoj tagoj mi partoprenis en la provoj), postagmeze mi iris en Liseberg, amuzparko en Gotenburgo. Vespere mi prezentis kun la koruso tri kantojn en la internacia arta vespero kie oni faras artajn elmontradojn.
Sabaton estis la solena fermo kaj poste mi foriris por reiri al Padovo.
La Universala Kongreso estas grava sperto en la esperanta mondo: se vi partoprenas en tiu ĉi vi povas renkonti homojn el la tuta mondo kaj paroli kun ili la saman lingvon.
Paola Tosato



IL 71° CONGRESSO ITALIANO DI ESPERANTO
(Portonovo 27 – 31 agosto 2003)

(Spigolatura dal resoconto di Ermigi Rodari apparso su "informilano"
organo del Circolo Esperantista MIlanese)

Quest'anno la sede è stata Portonovo d'Ancona, una delle località più belle ed esclusive del Conero, in uno dei due soli e lussuosi alberghi esistenti, efficiente ed attrezzato, che ha eliminato perdite di tempo per motivi logistici. Tutto all'insegna di un alto livello qualitativo. Eppure questo è stato il motivo maggiore della scarsa partecipazione di congressisti, con circa 130 iscritti, quasi tutti presenti. La completa mancanza di una soluzione alberghiera medio-bassa ha dissuaso coloro che rifiutano costi che restano di un certo rilievo. 
Quest'anno l'interessamento di stampa e TV è stato maggiore del solito: Il Resto del Carlino, Il Messaggero, Il Corriere Adriatico, alcune testate locali ed anche l'ANSA si sono soffermate più volte sull'evento, insieme a parecchie trasmissioni di TV locali.
La serata d'arrivo è stata allietata da uno spettacolo di sbandieratori, con in precedenza la proiezione del film su Bona Espero, presenti il s-ano Pinori ed i coniugi Grattapaglia che hanno illustrato la loro comunità d'avanguardia.
Giovedì 27 agosto la cerimonia inaugurale nell'Auditorium, che ha ospitato tutte le occasioni importanti, con la  prof.ssa Brazzabeni addetta alle traduzioni. Come da usanza, ha iniziato e poi condotto il dott. Grassini, con saluti di benvenuto a tutti, seguiti da quelli della presidente del comitato organizzatore, s-ino Daniela Bottegoni, e del gruppo locale, s-ano Menghini. E' stata poi la volta del sindaco Sturani di Ancona, del presidente della Provincia, dott. Giancarli, del deputato di Ancona on. Duca e del Segretario Generale dell'UEA Ivo Osibov. Renato Corsetti ha pronunciato il discorso inaugurale analizzando l'Esperanto nei suoi diversi aspetti.
Un altro momento importante è stata, al sabato, l'Assemblea della FEI, presieduta dall'ing. Ranieri Clerici con il giovane Ruggiero segretario, mentre alla commissione elettorale venivano elette M.Bassi, V.Beniero, F.Dal Zilio insieme a A.Simonini. Esito finale delle votazioni: 278 votanti con 225 a favore della relazione morale (14 contrari, 36 astenuti, 3 nulle) e 231 per quella finanziaria (4 contrari, 40 astenuti, 3 nulle). Per il Consiglio Nazionale eletti A.Grassini (voti 191), L.Oberrauch Madella (181), L.Brazzabeni (178), U.Broccatelli (174), R.Corsetti (166), G.Polerani (157), M.Amadei (148), G.Formizzi (142), G.Denti (131), G.Tomba (130), M.Menghini (126), L.Lipari (125), G.Ricagno (122), F.Amerio (120), A.Sarno (115), L.Fioroni (103), F.Pagliaroli (102) G.Rejna (101), G.Trenti (101), G.Bonvecchiato (99), G.Bronzetti (97). Come revisori sono stati eletti R.Pinori (160), G.Conti (153), G.Boragini (145), con supplenti V.Caccioli (85) e A.Vallese (44).
Tra gli altri lavori, di elevato valore le quattro tavole rotonde su "Culture di pace" – "Le donne e la guerra" – "I deboli e le guerre. Testimonianze" – "Economia di pace".
La cerimonia di chiusura si è svolta come al solito: resoconti, risoluzione finale, ringraziamenti sentiti agli organizzatori e ogni tanto un po' di commozione. Due buoni programmi folcloristici ed uno concertistico, un apprezzato banchetto ed alcune gite nelle pause dei lavori hanno costellato questo congresso organizzato con stile, competente impegno ed ad alto livello, e coronato nelle due giornate finali da gite che hanno fatto conoscere meglio le belle Marche.