Enhavo:
"Vita mutatur, non tollitur": la vita è trasformata, non distrutta. Il credente sa che la morte segna il passaggio alla vita imperitura e che al termine del percorso terreno, più o meno faticoso, l'uomo che ha vissuto nella luce di Dio va ad incontrare il suo Signore che gli ha preparato una felice dimora. E tuttavia il distacco da una persona cara e benvoluta lascia un vuoto che non si può non sentire con tristezza, essendovi la esperienza della perdita di una presenza fisica pronta al sostegno, capace di guida, disponibile all'altro e, dunque, in ogni senso preziosa. E così si può comprendere il rimpianto che sentono gli esperantisti -i cattolici in particolare- per la dipartita di mons. Lorenzo Longoni. Assistente Spirituale dell'U.E.C.I.. avvenuta il 21 maggio scorso. Non è facile ricordare in modo adeguato mons. Longoni, perché è arduo sintetizzare in breve spazio le qualità che l'hanno distinto e i meriti da lui acquisiti, e in ogni modo la sua ricca personalità può solo pallidamente descriversi a chi non ha avuto con lui un incontro personale e diretto. Mons. Longoni era uomo di intensa e profonda preghiera. Quando, durante l'annuale convegno esperantista di Gazzada a lui molto caro, mi recavo a passeggiare di buon mattino quasi fiero di essere l'unico a godermi l'incanto della natura al suo risveglio, finivo con incontrare Monsignore, con il rosario in mano, lungo i sentieri del parco. Mons. Longoni era sacerdote di grande impegno: assolveva con dedizione agli importanti compiti del suo ministero, ma -pur tanto occupato- non si sottraeva mai ad ogni richiesta di collaborazione in campo esperantista, lieto di dare il suo contributo al buon esito di ogni iniziativa e contento di trovarsi in un ambiente che gli era congeniale. Mons. Longoni era un esperantista convinto. Avvicinatosi all'esperanto in non più giovane età, ne aveva inteso il valore quale strumento di comprensione e amicizia internazionale così come aveva pienamente colto la perfetta integrazione delle mete proprie del cristiano con le finalità del movimento esperantista. Perciò partecipava gioiosamente e con cuore giovanile ai congressi e manifestazioni esperantisti, comunicando la serenità e la freschezza del suo spirito. Mons. Longoni era dotato di soda cultura. Tale preparazione e la sua sensibilità lo portarono all'assolvimento di delicati incarichi nella diocesi ambrosiana e gli consentirono quella capacità di relazioni umane che gli esperantisti poterono largamente apprezzare. Egli sapeva essere cordiale ed amichevole con tutti, senza mai perdere nulla della sua dignità ed autorevolezza. Uomo di fede. mons. Longoni ha mostrato, nei mesi della sofferenza, la sua forza ulteriore, affidandosi totalmente a Dio senza lamenti e continuando ad usare le energie residue nello studio e nel lavoro, come provano gli articoli che aveva continuato a produrre per Katolika Sento sino agli ultimi giorni di vita. Gli esperantisti cattolici italiani conserveranno duraturo ricordo di mons. Lorenzo Longoni al quale chiedono di continuare, dal cielo, a operare con loro e per loro nello spirito che li ha accomunati e per i fini che li hanno uniti.
Mario Sola
di Glauco Corrado
"Supren, Malsupren, maldekstren, dekstren, centren, enen": mons. Longoni alzava il bicchiere in un brindisi festoso che rallegrava e affratellava gli animi. Mons. Lorenzo Longoni, impegnato in settori diversi, ma con il preciso scopo di vivere l'insegnamento evangelico e diffondere la parola di Dio. Una vita piena: spiritualità e concretezza, preghiera e lavoro, serietà di intenti e sorriso sempre pronto nell'incoraggiare a stemperare le difficoltà del vivere con una battuta, nel racconto detto nella bella parlata meneghina. Chi era Mons. Longoni, il Primo
Penitenziere del Duomo di Milano, l'Esorcista? Chi era
don Lorenzo, amico di tanti giovani, Direttore per anni
della FOM? Chi era l'esperto di teatro?Chi era il nostro padre spirituale, il nostro amico? Lorenzo Longoni era nato a Milano, il 27 dicembre 1920. aveva un fratello e cinque sorelle. Famiglia non agiata, la sua. si era adoperata per realizzare il sogno di Ferdinando. seminarista a Venegono. Lorenzo, schivo, taciturno, avrebbe voluto anche lui diventare "pescatore di uomini"; a 14 anni entrò nel "Seminarietto" di Via delle Ore 3. Sarebbe stato chierico, con il compito di accudire alle necessità del Duomo. Stava lavando uno degli angioletti dell'altare della Madonna, quando la Divina Provvidenza toccò il cuore di una pia signora benestante: quel pallido ragazzino dallo sguardo deciso sarebbe entrato in seminario a sue spese. Lorenzo, studente dell'avviamento professionale "Piatti" di via Mac Mahon, dovette recuperare tre anni di latino e impegnarsi a fondo per essere in regola con il nuovo corso di studi. Il 29 maggio 1943 fu ordinato sacerdote dall'allora Arcivescovo di Milano, card. Ildefonso Schuster, oggi Beato. Tempi non facili per il giovane prete: guerra, miseria, ma anche speranza. Fu coadiutore nella parrocchia di S. Carlo in Monza. I giovani di allora, oggi quasi sessantenni, lo ricordano con affetto e raccontano di quando don Lorenzo salvò dalle acque del Lago Maggiore un ragazzino in pericolo di vita. Era il 16 giugno 1950 e l'anno dopo, per questo gesto, Monza lo iscrisse fra i cittadini benemeriti. Nel 1956 ebbe l'incarico di Cappellano delle suore Benedettine e gli fu affidata la Direzione della FOM (Federazione Oratori Milanesi) che mantenne fino al 1983. La FOM rimase sempre nel suo cuore e gli suggerì quel suo fare apparentemente scanzonato, quella battuta facile che lo rendeva caro ai giovani, quel dialogo continuo che lui alimentava ispirandosi a S. Filippo Neri ed a don Giovanni Bosco. Divenne consulente del CSI (Centro Sportivo Italiano), giovane tra i giovani, giovane di spirito anche se i capelli cominciavano a diradare, ad imbiancarsi. Nel 1959 divenne anche assistente del Centro Sportivo "Fenaroli" di Milano. Nel 1962 Rettore della chiesa di S. Antonio, rappresentante dell'Arcivescovo nell'amministrare il sacramento della cresima agli adulti. Tra il 1976 ed il 1979 fu Amministratore Parrocchiale della chiesa di S. Stefano. Guida spirituale per tanti, nel 1971 si interessò anche della Comunità "Ordo Virginum" della diocesi. Studioso instancabile, conoscitore profondo del Rito ambrosiano, insieme al fratello si adoperò perché il messale venisse aggiornato. Cordiale con tutti, pronto all'aiuto concreto, in parole e fatti. Lasciata, nel 1983, la FOM, diventò Canonico del Capitolo Metropolitano, ma per lutti era "don Lorenzo". Dal 1960 si occupava anche di teatro. Venne fondato il Comitato Teatro. Compagnie agli esordi, compagnie collaudate da anni di esperienza, recitazione amatoriale, piccoli capolavori nel genere e scoperta di talenti. Mons. Longoni era l'anima di questa attività negli oratori della diocesi milanese e delle compagnie che a lui facevano riferimento. Instancabile nel consigliare, nel suggerire, nel piacere del divertimento, specialmente quando era di scena la Compagnia dei Giovani con la Teresa e l'Alessandro e la bella creatività del tuttofare Roberto Zago: ore di sana allegria e seria meditazione sul vivere quotidiano. Nel 1987 Mons. Longoni fu nominato Esorcista e Penitenziere Maggiore, incarichi affidatigli per la sua vasta cultura e per l'equilibrata capacità di discernimento nel giudicare fatti e situazioni delicate. Viveva la sua Fede, reagiva male se qualcuno metteva in dubbio i dogmi, ma era pronto a scusarsi dell'impulso momentaneo. Dal credo traeva il suo stile di vita. Pregava ed esortava alla preghiera, al silenzioso colloquio con Dio e con se stessi. Tardi s'era interessato all'Esperanto, "troppo tardi", si rammaricava. Era l'anno 1975. anno della morte del
fratello, don Ferdinando. Parroco a Limbiate. convinto
esperantista, don Ferdinando Longoni, assieme a Mons.
Violi dell'Università Cattolica del Sacro Cuore,
era molto attivo in campo nazionale ed internazionale,
ricoprendo per anni la carica di Presidente dell'IKUE
(l'Unione mondiale dei cattolici esperantisti).Don Lorenzo. allora direttore della FOM. non era personalmente interessato alla lingua internazionale, ma questa poteva però essere un valido mezzo per realizzare l'ideale ecumenico del Vangelo. Nel nome di don Ferdinando Longoni sorse, nel 1976, il Centro Esperantista Cattolico Milanese con corsi per l'apprendimento della lingua. Curiosità culturale, santità d'intenti portarono don Lorenzo ad approfondire la semplice grammatica, a cercare di usare la lingua nel parlato, ad interessarsi di testi letterari di altre culture. Con spirito giovanile capì che l'Esperanto non è utopia di sognatori, ma pratico mezzo di cultura e comunicazione, valido strumento per diffondere il Credo cristiano. Una volta al mese Mons. Longoni celebrava la S. Messa in rito ambrosiano sulla base dei testi del Messale festivo Romano, approvato poi ufficialmente nel 1992 dalla "Congregatio de Cultu Divino et Disciplina Sacramentorum" (prot. CD181/ 90). Dopo la liturgia, Mons. Longoni intratteneva gli esperantisti, commentando insieme a loro le riviste arrivate da tutto il mondo, la corrispondenza, il bollettino del Centro. Sul bollettino venivano riportati i testi delle S. Messe in rito ambrosiano, il "suo" rito. Ci teneva molto, avrebbe voluto raccogliere i fogli in un volume e farli approvare dalle autorità ecclesiastiche milanesi. Nel testamento spirituale. Mons. Longoni ha esortato caldamente a sostenere il rito ambrosiano. Il bollettino di informazione del Centro portava e porta nel mondo anche scorci di vita e cultura milanese: storia del Duomo e delle principali chiese, vita di persone guida, esempio di santità e apertura mentale, traduzione di salmi, poesie, documenti, encicliche. Nello scambio di riviste con altri Paesi, s'arricchiva la piccola biblioteca del Centro, arrivavano notizie da terre lontane, quali Cina, Giappone. Tailandia, Brasile ecc. Mons. Longoni era richiesto anche per le sue conferenze in italiano ed in lingua internazionale: ricordiamo quella su S. Carlo Borromeo a Verbania, del 1987. presenti uomini di Chiesa e politici, tra i quali il futuro Capo dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro. Era valido collaboratore di questo giornale: molto apprezzati i suoi articoli di commento allo Statuto dell'UECI e quei medaglioni di storia del movimento che non ha purtroppo potuto completare. Ebbe anche l'occasione di celebrare un matrimonio tra una cinese di fede buddista ed un italiano di fede cattolica. I due si erano conosciuti durante il Congresso di Esperanto a Pechino. La futura sposa parlava solamente la lingua madre e l'esperanto. Come far intendere l'importanza del matrimonio cristiano? Per l'occasione venne tradotto il libretto del torinese Mons. Reviglio "Resta con noi". Gli sposi ebbero la loro cerimonia in esperanto (con la traduzione delle formule che dovevano essere in italiano); in esperanto furono i canti e la partecipazione orale dei presenti. Annualmente Mons. Longoni invitava
gli esperantisti cattolici a Villa Cagnola di Gazzada
per due giorni di preghiera e uso pratico della lingua,
cimentandosi su temi esperantisti e cattolici (nel 1996
si è trattato di films in lingua internazionale e
della storia delle encicliche).Intensa è stata la ventennale esperienza di Mons. Longoni come esperantista: ha visto dare alle stampe il Messale Festivo e riconoscere l'IKUE quale associazione cattolica, ha visto diventare cardinale un sacerdote che già da giovane si era avvicinato all'esperanto, il Card. Vlk, primate di Praga. Mons. Longoni ha creduto nell'esperanto quale mezzo semplice ed efficace per portare nel mondo la parola di Cristo, a questo nobile ideale ha dato con abnegazione parte di se stesso. Il nostro ringraziamento a Mons. Longoni, con l'augurio che altri sacerdoti seguano il suo esempio e continuino con convinzione la sua opera. Il pensiero nostro va a Mons Longoni per l'insegnamento datoci nel periodo della malattia: ha lavoralo fino all'ultimo istante, pronto ad essere accolto in Cielo in qualsiasi momento, ma attento a non lasciarsi vincere dalla sofferenza, dall'umiliazione della carne, dalla debolezza fisica. Era lui, sempre più ieratico, ad incoraggiare, a dare disposizioni, a suggerire ed a sorridere per alleviare la nostra angoscia. "In manus tuas. Domine, commendo spiritum meum". Ricevuta l'Estrema Unzione si mostrava sereno, nel fermo suo credo che la vita è preparazione anche dura per una Vita vera: era cosciente che la Meta era vicina. Venuto il momento difficile, quando l'indebolimento fisico lo costringeva a letto, con respiro affannoso, aiutato dall'ossigeno, ma sempre presente, aveva la forza di dare direttive, aiutandosi anche con gesti della mano. Il suo rifugio era la preghiera. La cara sorella Teresa, che gli è stata accanto, sostiene che ora lo sente ancora più vicino, con lui prega. Mons. Longoni, don Lorenzo. il consigliere amico è sempre con noi, resterà sempre nel nostro cuore. Il card. Martini, nel giorno del funerale di Mons. Longoni ha ricordato che per il cristiano la morte è passaggio gioioso a miglior vita, il non credente rispetta il grande mistero del vivere e morire ed in Mons. Longoni ammira il coraggio di essere Uomo tra gli uomini, esempio di vita, di dignità nella sofferenza, di consapevole accettazione del nostro passaggio terreno.
Glauco Corrado
Estis grava celo de la Vatikana Koncilio, ke mem la
Eklezio klare difinu la pri si mem faritan bildon.
1) La Eklezio estas popolo kaj familio de Dio,
kunvokita per la evangelio de Jesuo kaj de la Sankta
Spirito.
2) Ĉiu membro de la Dia popolo ricevas parton
de la pastra, profeta kaj reĝa ofico de Kristo.
3) La Sankta Spirito al ĉiu kredanto donacas
karismojn, kiujn uzi estas rajto kaj devo.
4) Dio ĉiun membron de la dia popolo sendas por
anonci la evangelion (AG 2).
5) Ĉiu kristano estas invitita je la
perfekteco, kio konsistas en la sekvo de la amordono (LG
39-42).
6) La Eklezio havas kvar taskojn:
Lajos Kóbor (daŭrigo kaj fino en la venonta numero) Mons. Longoni era, oltre che Assistente spirituale dell'UECI, Assistente del Katolika Esperanto-Centro di Milano al quale ha donato pienamente le sue doti di mente e cuore. Gli esperantisti cattolici milanesi gli hanno dedicato questo ricordo. Mons. Longoni, don Lorenzo, amico, per venti anni ci sei stato vicino, prezioso padre spirituale, con coraggio, saggezza, umanità, con la semplicità di essere -anche fra gli scettici- esperantista, per spaziare in orizzonti più vasti nella diffusione della parola di Cristo. Quella da te offertaci è stata saggezza e cultura di chi ama essere uomo tra gli uomini: l'abbraccio sincero al teatro, alla messa in scena del quotidiano, per aiutare nel difficile cammino verso il Padre, pronto alla battuta, spesso usando la cara parlata milanese o la lingua internazionale. Ci è difficile la tua dipartita, ma abbiamo fede. Ci sarai sempre accanto: coraggio, saggezza e umanità siano il nostro vivere, nel tuo nome. Grazie, don Lorenzo.
Si avvicina il periodo del 10° Congresso dell'UECI. La bellezza dei luoghi, la ricchezza e l'interesse del programma unitamente all'attrezzata sede congressuale sono motivi tali da convincere alla partecipazione. Arrivederci, allora, a Paderno del Grappa il 6 settembre prossimo. Sarà un buon prologo al grandioso Congresso dell'IKUE che si terrà in Italia nel prossimo anno. COME RAGGIUNGERE PADERNO DEL GRAPPA. Poiché gli esperantisti sono gente in gamba, non ci sarà particolare difficoltà a raggiungere la località congressuale. A parte coloro che giungeranno da località del nord-est, e che potranno venire a Paderno in pullman daTreviso, e chi, scendendo da nord di Trento, potrà arrivare a Bassano da Trento in treno lungo la Val Camonica, per la gran parte dei congressisti si dovrà far capo a Padova. Da Padova per Bassano sono consigliati i seguenti treni con partenza alle ore 12,05 (arrivo a Bassano alle ore 13,03), 12,57 (arr. 13,56), 14,31 (arr.15,27), 16,28 (arr. 17,25), 17,28 (arr. 18,25). Da Bassano con servizio di autobus di linea, in partenza da Piazzale Trento, si raggiunge Paderno del Grappa. Le partenze pomeridiane sono alle ore 12,40 - 13,15 - 14,00 - 15,30 - 17,40 - 18,30. Il percorso da Bassano a Paderno è di 17 chilometri.
PROGRAMMA DEL CONGRESSO
VENERDÌ 6 SETTEMBRE Pomeriggio: sistemazione dei congressisti ore 19,15: cena ore 20,30: serata di conoscenza SABATO 7 SETTEMBRE Mattino: Inaugurazione dei Congresso e prima relazione sul tema congressuale. Inaugurazione della mostra informativa sulla lingua esperanto. Pomeriggio: dedicato alla visita-pellegrinaggio a Riese Pio X. Visita al Santuario della Madonna Assunta a Cendroie e ai luoghi che ricordano la vita di Papa Sarto. Celebrazione solenne della S. Messa di S. Pio X. Commemorazione della figura di Papa X nella sede municipale. DOMENICA 8 SETTEMBRE Mattino: Dopo la S. Messa, trattazione del tema congressuale. Pomeriggio: Assemblea dell'UECI. Serata musicale LUNEDÌ 9 SETTEMBRE Visita di Treviso durante l'intera giornata con celebrazione della S. Messa in esperanto nella basilica di S. Maria Maggiore. Serata a premi. Si raccomanda che ciascuno contribuisca alla dotazione dei premi con propri doni. MARTEDÌ 10 SETTEMBRE Mattino: relazione di Barbara Pietrzak, presidente del Comitato esecutivo dell'IKUE. A Possagno visita al tempio ed alla gipsoteca del Canova. Pranzo e chiusura del Congresso.
Quote di partecipazione
Dal 1° luglio: . 290.000 in singola, . 270.000 in doppia. Per i giovani che non superano i 25 anni si applica una riduzione di lire 30.000. Le quote comprendono l'iscrizione, le pubblicazioni, vitto ed alloggio dalla cena del giorno 6 al pranzo del 10 settembre. La quota (o un acconto di . 50.000) va inviata con vaglia postale o telegrafico intestato a Serio Boschin, via Eritrea 8-31100 TREVISO specificando la causale: la scheda di adesione pubblicata a fianco va spedita al medesimo indirizzo. NB = I posti in camera singola sono assai limitati. Si invita a decidere la sistemazione in camera a due letti, eventualmente indicando, nella scheda di adesione, la persona compagna di camera.
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